Europa

Tour dei bacari a Venezia: guida definitiva per sopravvivere (e divertirsi)

Tra calli e canali nascosti, c'è una Venezia fatta di cicchetti e buon vino. Scoprite i segreti del tour dei bacari perfetto con Civitatis!
30 Gennaio 2026

I bacari sono una delle invenzioni più geniali del popolo veneziano. Minuscole osterie, spesso grandi quanto un salotto particolarmente disordinato, dove ci si ferma per bere un bicchiere di vino e addentare qualcosa di buono.

Il nome, secondo alcuni, deriverebbe da Bacco, dio del vino; secondo altri da far bàcara, cioè festeggiare. In entrambi i casi, ci siamo: il bacaro è il luogo dove Venezia si ritrova, chiacchiera, mangia e soprattutto beve.

Niente fronzoli, zero formalità e una quantità sorprendente di umanità stipata in pochi metri quadrati. È qui che è possibile scoprire la Venezia che non ha bisogno di gondole né di maschere: quella vera.

In cosa consiste il tour dei bacari?

Il bacaro tour è un pellegrinaggio laico alla scoperta di tutto ciò che di commestibile (e bevibile) Venezia ha da offrire. Una tappa dopo l’altra, si procede alla scoperta dei famosi cicchetti: piccole meraviglie che variano da bacaro a bacaro e che potrebbero tranquillamente diventare la vostra nuova dipendenza. Polenta con baccalà mantecato, tartine di anatra, crostini con salumi, formaggi, pesce e ogni varietà immaginabile di delizia locale… Avete già l’acquolina in bocca, dite la verità!

Un'ombra e un piatto di cicchetti

A tener loro compagnia ci sono le ombre, piccoli bicchieri di vino della casa che i veneziani sorseggiano come fosse acqua minerale. La prima ombra è sempre quella più impegnativa: non sai se berla con lentezza o con coraggio. Tranquilli, dopo la seconda è tutto in discesa.

Come organizzare un bacari tour?

Come muoversi

Per prima cosa: armatevi di scarpe comode. Venezia è una città da percorrere a piedi e un bacaro tour richiede parecchia esplorazione. Si cammina tanto, si entra, si esce, si torna dentro perché avevi dimenticato quel cicchetto che ti guardava con aria seducente, e poi si riparte.

Molti bacari sono minuscoli: capita spesso di bere e mangiare fuori, magari appoggiati al muro o seduti sui gradini accanto a un canale. D’inverno serve un buon cappotto; d’estate, acqua fresca e – se volete schivare il caldo veneziano – anche un bel ventaglio.

Dove andare

I bacari sono sparsi in tutti i sestieri, quindi l’arte sta nel non vagare come una bottiglia alla deriva nella laguna. Scegliete un punto di partenza (la stazione è un classico, ma anche Rialto va benissimo) e tracciate un itinerario ragionevole. Il rischio, altrimenti, è ritrovarsi dopo un’ora in una calle che non sapete nemmeno come si chiama, affamati, sobri (orrore!) e senza un bacaro in vista.

Date un’occhiata anche agli orari dei bacari: alcuni chiudono la domenica, altri il lunedì, altri mai… Venezia ha le sue regole, ma una cosa è certa: il bacaro aperto quando avete fame diventa immediatamente il vostro preferito.

Quando andare

È facile pensare che il periodo migliore sia primavera o estate. Sbagliato. Se volete goderti Venezia senza code, folla e selfie stick, il momento perfetto è gennaio. Lo so: fa freddo. Ma è un freddo che si affronta bene, soprattutto se la prima ombra arriva verso le nove e mezza del mattino. In Veneto, del resto, non è mai troppo presto per iniziare a scaldarsi lo spirito.

Due ragazzi e una ragazza con in mano un bicchiere di spritz in posa per una foto a Venezia durante il tour dei bacari

Il budget e come gestirlo

Se siete un gruppo, nominate un tesoriere. È quell’amico affidabile che sa fare i conti anche dopo la terza ombra e che tiene d’occhio il budget comune. Con una quarantina di euro a testa si sopravvive tranquillamente a una giornata intera di cicchetti e bicchieri. Alcuni bacari accettano la carta, ma meglio non rischiare: i contanti sono l’arma segreta del bacaro-tourista esperto.

I prezzi dei cicchetti oscillano da 1,50 a 3 euro; le ombre da 1,50 a 2,50 euro. È un tour democratico, adatto a tutte le tasche… ma soprattutto a tutti gli stomaci.

La mia top 3 di bacari

Bacareto da Lele

Se Venezia avesse una “porta d’accesso” gastronomica, sarebbe senza dubbio il Bacareto da Lele. È uno di quei posti che non hanno bisogno di presentazioni: ci arrivi, lo guardi, e in due secondi capisci tutto. minuscolo, autentico nella sua essenzialità e sempre affollato di veneziani che, prima di andare al lavoro o mentre lo stanno evitando, si fermano per un paninetto e un’ombra.

La specialità della casa sono i paninetti mignon farciti con salumi e formaggi: uno scrigno di maniabilità, un concentrato di sapore, un perfetto allenamento per la mascella in vista dei cicchetti più impegnativi della giornata.

Primo piano sui cicchetti di Da Lele, un must di qualsiasi bacari tour

È vicino a Piazzale Roma e alla stazione, quindi è perfetto come prima tappa, quando siete ancora lucidi, affamati e in forma. Il consiglio è sempre lo stesso: arrivate presto, perché lo spazio è poco e gli affamati sono molti. Ma l’attesa, se c’è, passa velocemente: fa parte del rito.

Bacarando in Corte dell’Orso

Bacarando è un bacaro che sembra essersi dato una missione: salvare gli indecisi dalla loro stessa indecisione. Qui, la varietà dei cicchetti è tale che potreste passare dieci minuti davanti al bancone a scrutare polpette, crostini, fritture, salse, baccalà, tartine e piatti che sembrano sussurrarvi: “Prendi me. No, me!”.

Siamo nel Sestiere di San Marco, in una corte caratteristica che rende la sosta ancora più piacevole. Il locale è un po’ più grande rispetto ai bacari tradizionali e si sviluppa anche su più livelli, il che aiuta a gestire la folla… più o meno. Perché la folla, qui, c’è sempre.

Bacarando è uno di quei posti dove la fila non ti fa arrabbiare: ti intrattiene. Osservi, analizzi, pianifichi strategie di assalto al bancone. E quando finalmente tocchi con mano il piatto che avevi puntato, capisci perché tutti sono lì.
Cicchetti caldi e freddi, sapori genuini, prezzi onesti: Bacarando è un passaggio obbligato, anche se non sempre lineare.

Sepa

Sepa è l’amico affidabile che ogni gruppo vorrebbe avere: mai fuori luogo, mai deludente e sempre sorprendente. Qui, le protagoniste assolute sono le polpette, preparate in tante varianti quante sono le scuse per fare un’altra sosta: carne, pesce, verdure, spezie, erbe… ognuna perfetta nella sua semplicità.
Il locale è molto caratteristico, con il banco che trionfa al centro come un altare del gusto e un continuo via vai di clienti che entrano, ordinano, divorano e ripartono.

Una delle qualità più apprezzabili di Sepa è il vino, spesso migliore della media dei bacari della zona: perfetto se vuoi concederti un bicchiere che non sia solo “da battaglia”, ma che abbia un certo carattere.
È un bacaro vivace, autentico e perfetto per una tappa centrale del tour: quando hai già rotto il ghiaccio, ma non sei ancora allo stadio di “chi mi porta a casa?”.

Consigli pratici: il galateo del bacaro

Se c’è una cosa che bisogna sapere prima di lanciarsi in un bacaro tour, è che i bacari hanno le loro regole non scritte. Nessuno le dice apertamente (Venezia non funziona così), ma vanno rispettate. Ecco quindi il galateo informale del perfetto bacaro-tourista, per evitare figuracce e mimetizzarvi abilmente tra i locali.

1. Il menù

La prima regola è semplice: non chiedere mai il menù. Non c’è, non è previsto, e soprattutto rovinerebbe tutta la poesia del bacaro. Qui, si sceglie con gli occhi: guardi il bancone, ti innamori di un cicchetto e lo prendi. Se proprio non capite cosa c’è sopra quella tartina, chiedete “cos’è questo?” con aria curiosa e non remissiva. È l’approccio corretto.

Un bancone di un bacaro tipico veneziano

2. Il gruppo

Non presentatevi in gruppo da matrimonio. I bacari sono luoghi intimi, spesso microscopici, dove cinque persone fanno già “folla”. Entrare in dodici è un po’ come chiedere a un gondoliere se ha il tariffario sconti: tecnicamente potete farlo, ma meglio evitare. Molti bacari, peraltro, non accettano addii al celibato o al nubilato: non è cattiveria, è sopravvivenza.

3. Il servizio

Il servizio al tavolo non esiste. Né esisterà mai. Il bacaro è una filosofia, non un ristorante. Si ordina direttamente al bancone, si paga subito e si va a cercare un angolino in cui mangiare, che il più delle volte è un gradino, una balaustra, o semplicemente la strada. E va benissimo così: fa parte del fascino dell’esperienza.

4. Lo spazio

Non trattenetevi al bancone. Se avete finito di scegliere, ordinate e poi spostatevi. Dietro di voi c’è un veneziano affamato che con ogni probabilità avrà più fretta di voi e meno pazienza.

5. Le zone

Uscite dalle zone più turistiche. Rialto e San Marco sono punti strategici, ma i bacari più autentici sono spesso nascosti in calli tranquille dove vi sembra di essere finiti per sbaglio. E invece no: è proprio lì che si nascondono le gemme più genuine. Non fatevi guidare dalle insegne luminose, ma dal profumo del baccalà e dal rumore dei bicchieri.

6. Il mood

Sesto: accettate lo spirito del bacaro. È rustico, informale, chiassoso, a volte un po’ stretto. Non è chic, ma è vero. Tra una tartina e un’ombra farete l’esperienza veneziana più autentica che ci sia, quella che non si compra nei negozi di souvenir.

7. Il senso dell’orientamento

E ultimo, fondamentale: non fate troppo affidamento sul senso dell’orientamento. A un certo punto, tra ponti, calli e ombre, perderete la direzione. È normale. Anzi: è la prova definitiva che state facendo un bacaro tour come si deve.

I cicchetti e degli spritz sullo sfondo

Se dopo aver letto tutto questo siete già saliti sul primo treno per Venezia, sappiate che non siete i soli: i bacari fanno questo effetto. Ma se volete rendere la vostra giornata ancora più speciale, Civitatis può aiutarvi a trasformare un semplice bacari tour in un’esperienza indimenticabile.

Che vogliate approfittare del tour dei bacari per esplorare il quartiere di Rialto, assaporare qualche cicchetto mentre assistete a un concerto di musica classica o semplicemente concedervi un bel giro in gondola prima di iniziare il vostro “allenamento” al vino, sul sito di Civitatis troverete molte attività pensate proprio per vivere Venezia in modo autentico… e con lo stomaco felice.

Dopotutto, viaggiare significa scoprire, assaggiare, camminare, ridere… E, diciamocelo, bere un’ombra ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno!

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