Tour dei bacari a Venezia: guida definitiva per sopravvivere (e divertirsi)
I bacari sono una delle invenzioni più geniali del popolo veneziano. Minuscole osterie, spesso grandi quanto un salotto particolarmente disordinato, dove ci si ferma per bere un bicchiere di vino e addentare qualcosa di buono.
Il nome, secondo alcuni, deriverebbe da Bacco, dio del vino; secondo altri da far bàcara, cioè festeggiare. In entrambi i casi, ci siamo: il bacaro è il luogo dove Venezia si ritrova, chiacchiera, mangia e soprattutto beve.
Niente fronzoli, zero formalità e una quantità sorprendente di umanità stipata in pochi metri quadrati. È qui che è possibile scoprire la Venezia che non ha bisogno di gondole né di maschere: quella vera.
Tour dei bacari: guida pratica di sopravvivenza
In cosa consiste il tour dei bacari?
Il bacaro tour è un pellegrinaggio laico alla scoperta di tutto ciò che di commestibile (e bevibile) Venezia ha da offrire. Una tappa dopo l’altra, si procede alla scoperta dei famosi cicchetti: piccole meraviglie che variano da bacaro a bacaro e che potrebbero tranquillamente diventare la vostra nuova dipendenza. Polenta con baccalà mantecato, tartine di anatra, crostini con salumi, formaggi, pesce e ogni varietà immaginabile di delizia locale… Avete già l’acquolina in bocca, dite la verità!

A tener loro compagnia ci sono le ombre, piccoli bicchieri di vino della casa che i veneziani sorseggiano come fosse acqua minerale. La prima ombra è sempre quella più impegnativa: non sai se berla con lentezza o con coraggio. Tranquilli, dopo la seconda è tutto in discesa.
Come organizzare un bacari tour?
Come muoversi
Per prima cosa: armatevi di scarpe comode. Venezia è una città da percorrere a piedi e un bacaro tour richiede parecchia esplorazione. Si cammina tanto, si entra, si esce, si torna dentro perché avevi dimenticato quel cicchetto che ti guardava con aria seducente, e poi si riparte.
Molti bacari sono minuscoli: capita spesso di bere e mangiare fuori, magari appoggiati al muro o seduti sui gradini accanto a un canale. D’inverno serve un buon cappotto; d’estate, acqua fresca e – se volete schivare il caldo veneziano – anche un bel ventaglio.
Dove andare
I bacari sono sparsi in tutti i sestieri, quindi l’arte sta nel non vagare come una bottiglia alla deriva nella laguna. Scegliete un punto di partenza (la stazione è un classico, ma anche Rialto va benissimo) e tracciate un itinerario ragionevole. Il rischio, altrimenti, è ritrovarsi dopo un’ora in una calle che non sapete nemmeno come si chiama, affamati, sobri (orrore!) e senza un bacaro in vista.
Date un’occhiata anche agli orari dei bacari: alcuni chiudono la domenica, altri il lunedì, altri mai… Venezia ha le sue regole, ma una cosa è certa: il bacaro aperto quando avete fame diventa immediatamente il vostro preferito.
Quando andare
È facile pensare che il periodo migliore sia primavera o estate. Sbagliato. Se volete goderti Venezia senza code, folla e selfie stick, il momento perfetto è gennaio. Lo so: fa freddo. Ma è un freddo che si affronta bene, soprattutto se la prima ombra arriva verso le nove e mezza del mattino. In Veneto, del resto, non è mai troppo presto per iniziare a scaldarsi lo spirito.

Il budget e come gestirlo
Se siete un gruppo, nominate un tesoriere. È quell’amico affidabile che sa fare i conti anche dopo la terza ombra e che tiene d’occhio il budget comune. Con una quarantina di euro a testa si sopravvive tranquillamente a una giornata intera di cicchetti e bicchieri. Alcuni bacari accettano la carta, ma meglio non rischiare: i contanti sono l’arma segreta del bacaro-tourista esperto.
I prezzi dei cicchetti oscillano da 1,50 a 3 euro; le ombre da 1,50 a 2,50 euro. È un tour democratico, adatto a tutte le tasche… ma soprattutto a tutti gli stomaci.

La mia top 3 di bacari
Bacareto da Lele
Se Venezia avesse una “porta d’accesso” gastronomica, sarebbe senza dubbio il Bacareto da Lele. È uno di quei posti che non hanno bisogno di presentazioni: ci arrivi, lo guardi, e in due secondi capisci tutto. minuscolo, autentico nella sua essenzialità e sempre affollato di veneziani che, prima di andare al lavoro o mentre lo stanno evitando, si fermano per un paninetto e un’ombra.
La specialità della casa sono i paninetti mignon farciti con salumi e formaggi: uno scrigno di maniabilità, un concentrato di sapore, un perfetto allenamento per la mascella in vista dei cicchetti più impegnativi della giornata.

È vicino a Piazzale Roma e alla stazione, quindi è perfetto come prima tappa, quando siete ancora lucidi, affamati e in forma. Il consiglio è sempre lo stesso: arrivate presto, perché lo spazio è poco e gli affamati sono molti. Ma l’attesa, se c’è, passa velocemente: fa parte del rito.
Bacarando in Corte dell’Orso
Bacarando è un bacaro che sembra essersi dato una missione: salvare gli indecisi dalla loro stessa indecisione. Qui, la varietà dei cicchetti è tale che potreste passare dieci minuti davanti al bancone a scrutare polpette, crostini, fritture, salse, baccalà, tartine e piatti che sembrano sussurrarvi: “Prendi me. No, me!”.
Siamo nel Sestiere di San Marco, in una corte caratteristica che rende la sosta ancora più piacevole. Il locale è un po’ più grande rispetto ai bacari tradizionali e si sviluppa anche su più livelli, il che aiuta a gestire la folla… più o meno. Perché la folla, qui, c’è sempre.
Bacarando è uno di quei posti dove la fila non ti fa arrabbiare: ti intrattiene. Osservi, analizzi, pianifichi strategie di assalto al bancone. E quando finalmente tocchi con mano il piatto che avevi puntato, capisci perché tutti sono lì.
Cicchetti caldi e freddi, sapori genuini, prezzi onesti: Bacarando è un passaggio obbligato, anche se non sempre lineare.
Sepa
Sepa è l’amico affidabile che ogni gruppo vorrebbe avere: mai fuori luogo, mai deludente e sempre sorprendente. Qui, le protagoniste assolute sono le polpette, preparate in tante varianti quante sono le scuse per fare un’altra sosta: carne, pesce, verdure, spezie, erbe… ognuna perfetta nella sua semplicità.
Il locale è molto caratteristico, con il banco che trionfa al centro come un altare del gusto e un continuo via vai di clienti che entrano, ordinano, divorano e ripartono.
Una delle qualità più apprezzabili di Sepa è il vino, spesso migliore della media dei bacari della zona: perfetto se vuoi concederti un bicchiere che non sia solo “da battaglia”, ma che abbia un certo carattere.
È un bacaro vivace, autentico e perfetto per una tappa centrale del tour: quando hai già rotto il ghiaccio, ma non sei ancora allo stadio di “chi mi porta a casa?”.
Consigli pratici: il galateo del bacaro
Se c’è una cosa che bisogna sapere prima di lanciarsi in un bacaro tour, è che i bacari hanno le loro regole non scritte. Nessuno le dice apertamente (Venezia non funziona così), ma vanno rispettate. Ecco quindi il galateo informale del perfetto bacaro-tourista, per evitare figuracce e mimetizzarvi abilmente tra i locali.
1. Il menù
La prima regola è semplice: non chiedere mai il menù. Non c’è, non è previsto, e soprattutto rovinerebbe tutta la poesia del bacaro. Qui, si sceglie con gli occhi: guardi il bancone, ti innamori di un cicchetto e lo prendi. Se proprio non capite cosa c’è sopra quella tartina, chiedete “cos’è questo?” con aria curiosa e non remissiva. È l’approccio corretto.

2. Il gruppo
Non presentatevi in gruppo da matrimonio. I bacari sono luoghi intimi, spesso microscopici, dove cinque persone fanno già “folla”. Entrare in dodici è un po’ come chiedere a un gondoliere se ha il tariffario sconti: tecnicamente potete farlo, ma meglio evitare. Molti bacari, peraltro, non accettano addii al celibato o al nubilato: non è cattiveria, è sopravvivenza.
3. Il servizio
Il servizio al tavolo non esiste. Né esisterà mai. Il bacaro è una filosofia, non un ristorante. Si ordina direttamente al bancone, si paga subito e si va a cercare un angolino in cui mangiare, che il più delle volte è un gradino, una balaustra, o semplicemente la strada. E va benissimo così: fa parte del fascino dell’esperienza.
4. Lo spazio
Non trattenetevi al bancone. Se avete finito di scegliere, ordinate e poi spostatevi. Dietro di voi c’è un veneziano affamato che con ogni probabilità avrà più fretta di voi e meno pazienza.
5. Le zone
Uscite dalle zone più turistiche. Rialto e San Marco sono punti strategici, ma i bacari più autentici sono spesso nascosti in calli tranquille dove vi sembra di essere finiti per sbaglio. E invece no: è proprio lì che si nascondono le gemme più genuine. Non fatevi guidare dalle insegne luminose, ma dal profumo del baccalà e dal rumore dei bicchieri.
6. Il mood
Sesto: accettate lo spirito del bacaro. È rustico, informale, chiassoso, a volte un po’ stretto. Non è chic, ma è vero. Tra una tartina e un’ombra farete l’esperienza veneziana più autentica che ci sia, quella che non si compra nei negozi di souvenir.
7. Il senso dell’orientamento
E ultimo, fondamentale: non fate troppo affidamento sul senso dell’orientamento. A un certo punto, tra ponti, calli e ombre, perderete la direzione. È normale. Anzi: è la prova definitiva che state facendo un bacaro tour come si deve.

Se dopo aver letto tutto questo siete già saliti sul primo treno per Venezia, sappiate che non siete i soli: i bacari fanno questo effetto. Ma se volete rendere la vostra giornata ancora più speciale, Civitatis può aiutarvi a trasformare un semplice bacari tour in un’esperienza indimenticabile.
Che vogliate approfittare del tour dei bacari per esplorare il quartiere di Rialto, assaporare qualche cicchetto mentre assistete a un concerto di musica classica o semplicemente concedervi un bel giro in gondola prima di iniziare il vostro “allenamento” al vino, sul sito di Civitatis troverete molte attività pensate proprio per vivere Venezia in modo autentico… e con lo stomaco felice.
Dopotutto, viaggiare significa scoprire, assaggiare, camminare, ridere… E, diciamocelo, bere un’ombra ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno!